16/07/2020

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Alla scoperta dell’eccellenza elbana con Antonio Arrighi

Da dove inizia la storia della tua azienda e la passione per la viticoltura?

Ho iniziato in cantina a 14 anni, per fare un favore a mio padre. Ma non pensavo assolutamente che potesse diventare il mio lavoro principale. La mia vita era in hotel. Nel 1990 l’inizio della sperimentazione di vitigni non autoctoni con la Regione e la collaborazione con gli agronomi del Crea di Arezzo e mi sono avvicinato e appassionato alle loro ricerche. Una sperimentazione che mi ha portato ad investire in modo consistente nella ristrutturazione dei vigneti e con l’acquisto di nuovi terreni. Senza contare l’enorme passione di mio padre nell’agricoltura che mi ha trasmesso.

Cosa caratterizza la tua terra ed i tuoi prodotti ?

L’Elba è territorio vocatissimo per la viticoltura, un territorio con oltre 160 tipologie mineralogiche, che permette ai vini di esprimere complessità e unicità. Un’isola delle dimensioni dell’Elba è un volano di luminosità, ventilazione, esposizione collinare. Ideale per ottenere il massimo dai vitigni utilizzati. La sperimentazione della antica pratica dell’utilizzo delle anfore per produrre vino, mi ha portato ad essere tra i primi a vinificare in terracotta in Toscana e l’unico all’Elba e creare prodotti particolari e molto apprezzati.

Perché il progetto Nesos?

Aprile 2018 durante un convegno all’Elba su vino e archeologia, il Prof. Attilio Scienza, dell’Università di Milano, illustrò la sua ricerca storico scientifica e Enoarcheologica, su un’isola dell’Egeo, Chios, del “vino degli Dei” un metodo particolare di vinificazione dell’uva. I greci di Chios, per dare longevità al futuro vino prima di mettere ad appassire un’uva bianca molto simile alla nostra Ansonica con un successivo affinamento in anfora, immergevano le uve in ceste di vimini nel mare. Il Professore lamentava il fatto di non aver trovato un produttore di isole “minori” disposto a mettere in pratica la sua ricerca. Qualcuno segnalò immediatamente la presenza di un viticoltore all’Elba che sperimentava e aveva esperienza sull’utilizzo delle anfore e di appassimenti di uve. L’incontro successivo con Scienza è stato subito positivo. E l’esperimento ha preso forma.

Pochi i produttori presenti sull’isola, cosa ti caratterizza?

I produttori all’Elba sono 20 e sono rappresentati dal Consorzio di tutela Elba Doc. L’Elba ha una tradizione vitivinicola storica incredibile. L’obiettivo che mi sono imposto è fare un vino che prima di tutto piaccia a me stesso e poi, nel proporlo, saperlo raccontare. Un vino che ha una storia è più facile da promuovere, solo chi vive quotidianamente il prodotto può farlo.

Tre aggettivi per descrivere i tuoi vini?

Mineralita’, complessità, personalità. I miei vini rappresentano il rispetto e la cultura di un territorio. Puntare sulla salvaguardia dell’ecosistema e della biodiversità di un’isola dove i 15 ettari dell’ azienda si trovano totalmente all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano riserva della biosfera MAB Unesco, è un fatto naturale. In questi anni mi sono impegnato a lavorare sulla qualità a discapito della quantità, per dare ai prodotti un’identità unica e riconoscibile. L’azienda è in conversione biologica ed è un percorso quasi obbligato per chi da anni produce e commercializza vini utilizzando un materiale naturale come la terracotta.

Ringraziamo vivamente Daniela Mugnai per la redazione di questo articolo e Rubyna Chaudry per la cura delle traduzioni.